Stretto di Hormuz, perché il mondo non riesce a riaprirlo? Ecco cosa può succedere adesso

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Lo Stretto di Hormuz è diventato uno dei principali nodi della guerra tra Stati Uniti e Iran. La sua importanza, però, va ben oltre i confini del Medio Oriente: attraverso questo passaggio marittimo transita una parte fondamentale del commercio mondiale di petrolio e gas. Per questo la sua chiusura o il forte rallentamento del traffico rappresentano un problema per Europa, Asia e per l’intera economia internazionale. Ma perché gli altri Stati non intervengono direttamente per riaprire lo Stretto? La risposta è semplice quanto delicata: un’operazione militare internazionale potrebbe provocare un’ulteriore escalation. Forzare il passaggio delle navi senza un accordo con Teheran significherebbe infatti rischiare nuovi attacchi contro le imbarcazioni e trasformare una crisi già molto grave in un conflitto regionale ancora più ampio.

Questo non significa, però, che gli altri Paesi stiano rimanendo a guardare. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli sforzi diplomatici. L’Oman, da tempo considerato un interlocutore importante tra Iran e Occidente, sta lavorando a un’intesa per la gestione dei transiti nello Stretto. Anche Qatar, Pakistan e alcuni Paesi europei stanno cercando di mantenere aperti i canali con Teheran e Washington. Il problema è che, al momento, la diplomazia non ha prodotto una soluzione definitiva. Il precedente accordo di 60 giorni tra Stati Uniti e Iran è scaduto senza che venissero rispettati i principali obiettivi, compresa la piena riapertura di Hormuz. I numeri fotografano bene la situazione. Secondo i dati Kpler citati da Reuters, mercoledì 19 agosto hanno attraversato lo Stretto soltanto nove navi commerciali, un livello estremamente basso rispetto alla normalità. La vera soluzione, quindi, potrebbe non arrivare da un intervento militare internazionale, ma da un nuovo accordo tra Washington e Teheran. Il punto di partenza potrebbe essere proprio Hormuz: garantire la sicurezza della navigazione in cambio di concessioni sulle sanzioni, sul blocco navale e sulle altre questioni ancora aperte.

Quando potrebbe arrivare una soluzione? Impossibile indicare una data certa. Tuttavia, se nelle prossime settimane Oman, Qatar e gli altri mediatori riuscissero a riaprire un canale credibile tra Stati Uniti e Iran, settembre potrebbe diventare un mese decisivo. Al contrario, se la pressione economica americana dovesse aumentare senza una risposta diplomatica iraniana, il rischio è quello di arrivare all’autunno con lo Stretto ancora fortemente limitato e una crisi energetica destinata a pesare sempre di più sui mercati. Il paradosso di Hormuz è proprio questo: tutto il mondo ha interesse a riaprirlo, ma nessuno può farlo senza trovare prima un modo per fermare l’escalation tra Stati Uniti e Iran.

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Classe '92, seguo con passione lo sport, in particolare il calcio. Dopo aver concluso il percorso di studi in ragioneria, indirizzo programmatore informatico, ho deciso di trasferirmi all'estero per arricchire il mio bagaglio esperienziale.

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