Lo Stretto di Hormuz torna al centro della crisi internazionale. La situazione tra Stati Uniti e Iran rimane infatti in una fase di forte tensione e il passaggio marittimo, fondamentale per il commercio mondiale di petrolio, continua a essere pesantemente condizionato dal conflitto. Secondo i dati più recenti disponibili, mercoledì sono transitati attraverso lo Stretto soltanto nove navi commerciali, un numero rimasto invariato rispetto al giorno precedente. I livelli di traffico restano quindi molto lontani dalla normalità. Il punto più delicato riguarda però le versioni contrastanti sullo stato dello Stretto. Washington sostiene che Hormuz sia aperto e operativo, mentre Teheran continua a considerarlo chiuso, alimentando una situazione di grande incertezza per armatori, compagnie petrolifere e mercati internazionali.
Nelle ultime ore è inoltre emersa una notizia particolarmente significativa: secondo Axios, le forze statunitensi avrebbero organizzato in maniera riservata un corridoio marittimo per consentire alle petroliere di attraversare lo Stretto in condizioni di maggiore sicurezza. L’operazione permetterebbe a diversi milioni di barili di petrolio di continuare a uscire dal Golfo, anche se i volumi rimangono inferiori a quelli precedenti alla crisi. La tensione si riflette anche sui prezzi dell’energia. Il Brent si mantiene infatti intorno ai 92 dollari al barile, mentre gli operatori continuano a monitorare con attenzione ogni possibile evoluzione della situazione militare e diplomatica. Per l’Italia e l’Europa, il rischio principale resta quello di un’ulteriore interruzione dei flussi energetici. Un blocco prolungato di Hormuz potrebbe provocare nuovi aumenti del petrolio, con possibili conseguenze anche sui prezzi di benzina, diesel, trasporti e altri prodotti.