I primi passi per la Fase 2, che a breve dovrebbe prendere il via il Italia, sono in via di compimento. L’obiettivo è quello di monitorare e tracciare gli spostamenti, i contatti tra le persone ed i possibili nuovi contagi, attraverso l’app Immuni, scelta dal Governo come punto strategico per il raggiungimento dell’obiettivo cardine: puntare la contagio zero. Per dare il pieno sostegno al funzionamento dell’app, di conseguenza, i cittadini dovranno fornire il via libera all’utilizzo dei propri dati personali. Da qui il successivo problema che molti utenti hanno sollevato: la privacy è al sicuro? Si ha la certezza che tutto sarà messo in sicurezza e non condiviso? Queste le principali domande che circolano al momento.
App Immuni e privacy, un connubio che deve necessariamente funzionare per la sua buona riuscita
il primo paletto da non oltrepassare è la facoltà di scelta del cittadino se scaricare o meno l’applicazione. Il consenso al trattamento dei dati non deve risultare in alcun modo condizionato, ma deve risultare di libera scelta ed adesione. Il progetto potrà funzionare solo se almeno il 60% degli italiani decide di scaricare l’app ed utilizzarla giorno dopo giorno. Altra strategia che si sta tentando di portare avanti è la raccolta dei dati non tramite la geolocalizzazione del singolo cittadino, ma raccogliere tutti gli elementi tramite il sistema bluetooth, raccogliendo dati su interazioni più strette di quelle individuabili in celle telefoniche assai più ampie.
Nel complesso, tirando le somme, per garantire una politica della privacy corretta è necessaria l’attuazione di un Decreto Legge che metta nero su bianco, quindi per iscritto, la sicurezza che avrà il cittadino nello scaricare ed utilizzare l’app, garantendo allo stesso un corretto uso dei suoi dati personali.