La situazione nello Stretto di Hormuz torna a preoccupare i mercati internazionali. Nelle ultime ore il traffico marittimo attraverso uno dei passaggi più importanti per il commercio mondiale dell’energia ha subito un nuovo rallentamento, mentre aumentano le tensioni tra Iran e Stati Uniti. Secondo i dati della società Kpler riportati da Reuters, lunedì sono state soltanto sette le navi commerciali transitate attraverso lo Stretto, contro le otto del giorno precedente. Il dato arriva dopo le nuove minacce iraniane di ritorsione nel caso di ulteriori attacchi americani.
L’Iran minaccia nuove restrizioni
Teheran ha avvertito che le infrastrutture energetiche presenti nel Golfo, comprese quelle legate agli interessi statunitensi nel settore petrolifero e del gas, potrebbero diventare obiettivi in caso di una nuova escalation. L’Iran ha inoltre prospettato l’introduzione di una nuova zona marittima soggetta a restrizioni e di nuove regole per il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz. La situazione rende ancora più complicata la navigazione per le compagnie internazionali. Il rallentamento è particolarmente significativo perché Hormuz rappresenta una delle principali vie di transito dell’energia mondiale. Le tensioni degli ultimi mesi hanno già ridotto drasticamente i flussi di petrolio provenienti dall’area.
Il petrolio torna vicino ai 100 dollari
Le preoccupazioni sul futuro delle esportazioni hanno avuto immediate conseguenze sui mercati. Il Brent è arrivato nelle ultime ore a circa 98 dollari al barile, mentre il WTI si è portato oltre i 93 dollari. Gli investitori temono soprattutto che una situazione di forte instabilità possa protrarsi per diversi mesi. Goldman Sachs ha infatti rivisto al rialzo le proprie previsioni sui prezzi del petrolio, considerando possibile il protrarsi delle difficoltà nel trasporto marittimo in Medio Oriente anche nel 2027.
Hormuz non è completamente fermo
Nonostante il forte rallentamento, lo Stretto non risulta completamente chiuso. Alcune navi continuano a transitare, anche se i numeri sono molto inferiori rispetto alla situazione precedente alla nuova escalation. Inoltre, i dati basati sui sistemi di identificazione automatica delle navi potrebbero sottostimare il traffico reale: alcune imbarcazioni potrebbero infatti navigare con i transponder spenti. Secondo Al Jazeera, negli ultimi dieci giorni la media è scesa a circa 10 navi commerciali al giorno, il livello più basso registrato da maggio. Il rischio principale è quello di una nuova escalation militare che renda ancora più difficile il passaggio delle petroliere e delle navi commerciali. Una riduzione prolungata dei transiti potrebbe provocare ulteriori aumenti dei costi energetici, con possibili ripercussioni anche su benzina, gas, trasporti e prezzi dei prodotti in molti Paesi. Per il momento, quindi, la situazione resta estremamente delicata: Hormuz non è ufficialmente completamente chiuso, ma il traffico è fortemente ridotto e le minacce tra Iran e Stati Uniti fanno temere nuovi problemi per il commercio mondiale dell’energia.